nov 15 2011

Passato, presente e… futuro! Come pianificare una strategia di marketing

Perché è importante la pianificazione per il business

Category: MarketingFabioBalista @ 17:18

cartello stradale prossima uscita futuroOggi vorrei fare un appello ai manager operanti nel marketing e nella comunicazione e agli imprenditori o aspiranti tali: credo che pochi, pochissimi di voi, operino per il futuro.
Parlando con i miei clienti mi accorgo che questo è un problema reale. Non ha senso concentrarsi esclusivamente sul presente se non si ha – o non si progetta – la strategia per il futuro.

Quindi ti chiedo: se fai un’analisi delle operazioni quotidiane che svolgi, quanto tempo di lavoro nella tua giornata tipo è destinato alla programmazione strategica del futuro?

Poco.

Destiniamo (quasi) tutto il nostro tempo all’emergenza della quotidianità!

Web marketing reportA mio personale giudizio (e per “personale” intendo dopo analisi di casistiche storiche, cicli vitali, studi macroeconomici e di marketing…) la mancanza di percezione per ciò che potrebbe accadere nel futuro, e la relativa predisposizione aziendale alle possibilità, mette a rischio la persistenza temporale delle organizzazioni imprenditoriali e dei professionisti.

Il mondo è cambiato.

E forse fino a qui te ne eri accorto anche tu!

Ma la percezione di questo cambiamento non basta: il mondo è si cambiato, ma continua, quotidianamente, a “mutare” con una rapidità impressionante.

Internet marketingSeth Godin, oggettivamente uno dei massimi esponenti di marketing al mondo, dice che una proiezione da qui a cinque stabilisce che oltre l’85% delle vendite globali sarà generato dal passaparola digitale.
Cosa vuol dire?
Vuol dire che oltre 8 transazioni commerciali su 10 avverranno “spinte” da recensioni online, siti web, blog, forum, social network!

Il processo logico che governerà le vendite sarà utente → web → acquisto.

Tu ci sei?
Alla luce di tutto questo chi non ha una strategia di webmarketing (cioè una presenza dell’attività nel mondo digitale) chiuderà: non importa quanto sei bravo… non avrai più clienti!

Rifletti seriamente sul futuro del tuo business… e chiediti:

  • ultimamente quanti nuovi clienti ho trovato?
  • ultimamente quanti clienti ho perso?
  • quali strategie ho attivato per trovare nuovi clienti?
  • quale strategia ho pianificato per il 2012 per trovare nuovi clienti?

Se fai fatica a rispondere alla quarta domanda, puoi sempre contattarci e studieremo insieme una soddisfacente risposta!

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set 21 2011

Uscire dalla crisi? Chi non comunica rischia di scomparire

L'asset strategico per le aziende si concretizza nella reputazione web del brand

Category: MarketingFabioBalista @ 14:03

comunicazioneFabrizio Cataldi, fondatore della società Comunicazione Italiana, afferma: “Diffondere una vera e propria cultura della comunicazione, in un periodo storico nel quale una buona comunicazione risulta tra le strategie vincenti utili a dare una spinta decisiva alla ripresa economica, oltre a essere la leva fondamentale attraverso la quale si esprimono gli stili e i valori delle diverse realtà che compongono la società moderna”.

Il ruolo strategico della comunicazione è riconosciuto (fonte dati: Istituto Pierpaoli) dal 61% degli italiani. Da tali dati emerge, inoltre, che le priorità sulle quali investire nella comunicazione sono i valori e la cultura e che la “web reputation” delle aziende è importante per il 77%.


Nove italiani su dieci ritengono molto importante che la comunicazione di aziende ed istituzioni sia affidata ai professionisti del settore.

sagome di persone e puzzleFiorella Passoni, AD di Edelman Italia, dice: “Se un tempo le aziende si basavano sulla solidità economica per ricevere la fiducia del pubblico, oggi la reputazione si basa su elementi più ampi e complessi: siamo passati da un era in cui il comunicatore era uno, e si rivolgeva alla massa, ad una in cui diversi influenzatori si ascoltano reciprocamente contribuendo a costruire la reputazione”. “Per poter comunicare in maniera efficace” – prosegue Passoni – “bisogna saper ascoltare e coinvolgere i diversi pubblici in tutti i processi e gli aspetti della comunicazione”.

L’Italia (da una indagine di StrategyOne) è il primo paese europeo per l’attenzione riposta sul brand: oltre il 45% degli italiani considera fondamentale la reputazione dell’azienda al momento dell’acquisto.


smileLa comunicazione risulta fondamentale: lanciare le giuste strategie di marketing per comunicare e promuovere è il giusto sistema per incrementare la brand reputation e differenziarsi nel mercato; azione che si ripercuote direttamente a livello economico.

Fabio Balista – Marketing Manager

(fonte per l’articolo Pubblicità Italia – mese agosto 2011)


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lug 31 2010

Come trasformare la routine da fiera in partecipazione attiva

Modifichiamo le nostre vecchie abitudini da fiera per incrementarne il feedback positivo, anche dai vecchi clienti!

Category: MarketingMarcoPedota @ 23:03

Dopo aver analizzato i punti chiave causa del calo di prestazioni della partecipazione alle fiere, cominciamo analizzandone uno sempre valido: la routine fieristica causa di scarso feedback e basso livello d’innovazione e di motivazione aziendale.

Uno dei principali problemi che possono rendere “fallimentare” la partecipazione ad una fiera è la routine: anche se crediamo che le nostre care vecchie abitudini da fiera siano “vincenti”, potrebbero non esserlo ragionando sulla continuità: i nostri clienti che ci hanno già fatto visita gli anni precedenti restano “annoiati” dal nostro stand simile, stesse persone, stessi approcci, stessa comunicazione. Una nuova (anche se non del tutto diversa) politica fieristica potrebbe invece stupirli, o comunque comunicare loro l’idea che l’azienda innova e si rinnova, aumentando l’attrattiva nei suoi confronti e l’entusiasmo generale.

Ragioniamo quindi sempre sul punto chiave: l’innovazione.


Per riepilogare quanto appena detto ed avere le idee chiare, possiamo porci alcune domande (e relative risposte):

  1. D. Il nostro materiale promozionale (brochures, depliants, shopper, gadgets, ecc) è già stato presentato ai nostri clienti?
    R. Rinnoviamo il materiale promozionale, facciamolo studiare appositamente per la fiera oppure approfittiamo della fiera per promuovere nuovi prodotti e presentare il nuovo catalogo/listino/brochure
  2. D. Il nostro stand ci piace, ma trasmette ad un visitatore esterno la stessa sensazione che proviamo noi, che conosciamo a fondo l’azienda, i prodotti, la sua filosofia?
    R. Facciamo esaminare il nostro stand da un consulente esterno, che può segnalarci, analizzandolo, pregi e difetti dello stesso, indicandoci quali accorgimenti e novità possano renderlo nuovo e vincente
  3. D. E’ giusto far partecipare alla fiera lo stesso personale che ha già partecipato alle edizioni precedenti?
    R. Verifichiamo il personale che deve partecipare alla fiera ad ogni nuova edizione: non mandiamo “i soliti” solo perchè conoscono già fiera e dinamiche. Alcuni nuovi entusiasti giovani dell’azienda, esperti sui nuovi prodotti da presentare, adeguatamente formati dai “veterani” e da consulenti esterni potrebbero dimostrare un grande potenziale.
  4. D. Abbiamo rinnovato l’immagine trasmessa dall’allestimento, grafica, e materiale promozionale. Dobbiamo essere soddisfatti?
    R. Il massimo coinvolgimento, in ogni situazione creata per catturare l’attenzione del pubblico, si ottiene stimolando al meglio tutti i sensi: pensiamo all’illuminazione aggiuntiva dello stand, alla musica, addirittura possiamo stimolare l’olfatto del pubblico diffondendo leggeri profumi, se attinente al tipo di azienda/prodotto/messaggio. Non dimentichiamo infine l’abbigliamento: una “divisa” per la fiera potrebbe distinguerci veramente dai nostri concorrenti dello stand affianco.

Per riuscire a pianificare il tutto nel migliore dei modi ed abbattere la routine da fiera, il consulente marketing o l’agenzia di comunicazione possono consigliarci e guidarci, studiando insieme a noi la strategia vincente.

Vediamo ora come effettuare una corretta pianificazione pre-fiera.

Marco Pedota – Web administrator & SEO specialist

in collaborazione con Marcello Zeppa – Brand Equity

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lug 28 2010

Migliorare il Feedback (ROI) di una Fiera ottimizzando i costi!

La presenza in Fiera dei brand è un eccellente veicolo di comunicazione, ma è efficace solo seguendo una corretta strategia di marketing

Category: MarketingFabioBalista @ 23:02

Le Fiere sono state per tanti anni il miglior strumento di marketing diretto per quanto riguarda la comunicazione face to face. Questo è stato possibile grazie alla struttura fieristica: vi sono infatti, insieme: fornitori, acquirenti, agenti, purchase influencer e consulenti.

È stata quindi, la Fiera, il palcoscenico ideale per: lanciare nuovi prodotti e servizi, garantirsi il supporto dei media, costruire la visibilità e la reputazione del marchio, generare nuovi contatti e fidelizzare i clienti già a portfolio.

È così ancora oggi? Le Fiere sono ancora quell’arma infallibile per la comunicazione del brand faccia a faccia?

Noi crediamo di sì! Però….

… però ci sono cause che ci portano a pensare che il calo dei feedback post-fiera ed il conseguente calo del trend fieristico non sia un fenomeno legato al boom dei new media ed alla new comunication in generale, quanto più ad aspetti individuabili e quantificabili, determinati dal comportamento dei brand stessi.


I punti chiave che secondo noi hanno determinato un “intorpidimento” della vitalità che trasmettevano le marche in Fiera, sono:

  • Routine → andiamo sempre alle stesse Fiere, con lo stesso materiale promozionale degli anni passati, con stand simili, con le stesse persone, ecc.
  • Scarsa pianificazione pre-fieraquanta attenzione dedicate nel mettere ogni tassello al posto giusto per convertire la vostra presenza in Fiera in un’arma che generi ritorni sicuri?
  • Fretta → e quanto tempo dedicate alla pianificazione della Fiera?
  • Stand → è sempre lo stesso, o molto simile agli anni passati…. pensate che così la gente vi “riconosca” più velocemente, ma vi sbagliate! Le persone vogliono l’innovazione, il cambiamento! Vogliono poter contare su una marca di cui si fidano ma che comunque proponga (sotto ogni aspetto riguardante l’immagine e la qualità) la novità.
  • Gestione post-fiera → molto spesso assente! Noi consideriamo, invece, quest’ultimo punto chiave, come una delle principali fonti di successo di una Fiera.

Scopriamo insieme come trasformare la routine da fiera in una partecipazione attiva!

Fabio Balista – Marketing Manager @ Artistiko

in collaborazione con Marcello Zeppa – Brand Equity

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nov 26 2009

Ripresa economica in Italia ed andamento delle vendite online: fine della crisi?

Uno dei sistemi meno influenzati dalla crisi è quello della vendita online

Category: Web marketingMarcoPedota @ 23:01

Ad un anno dall’inizio della crisi economica mondiale, sembra che finalmente qualcosa stia veramente cambiando: dopo 5 trimestri negativi, risulta un aumento dello 0,6% sul PIL italiano, meglio della media europea dello 0,2%. E’ l’inizio della ripresa che tutti stavamo aspettando?

Mentre per moltissime realtà aziendali, che si sono trovate davanti un clima più rigido da parte delle banche e sempre meno clienti (oltre a quelli insolventi), il 2009 ha portato grandi difficoltà e per alcune anche tristi esiti, per altre, che hanno investito nella vendita online, non è stato proprio così.

Situazione economica del commercio elettronico in Italia

Nonostante la crisi, nel 2009 si è registrato un incremento degli ordini effettuati in negozi online italiani del 13%, per un fatturato totale di circa 5,8 miliardi di euro, che  segnano un +1% rispetto al 2008. (dati dell’Osservatorio Netcomm School of Management del Politecnico di Milano)

Mentre in Italia, come già indicato nell’articolo “Mercato degli acquisti on-line in crescita“, gli utenti web che acquistano online sono in leggero aumento, grazie agli investimenti da parte degli imprenitori in siti web di commercio elettronico più sicuri e veloci, oltre che in strategie di web-marketing mirate e seguite da esperti, all’estero la pratica dell’acquisto online è ben più diffusa, in molti paesi ormai consolidata da anni, anche grazie alla banda larga come diritto del cittadino (in Spagna e Finlandia è prevista entro fine 2010, mentre per avere banda larga adsl 2mb gratis in Italia dovremo aspettare almeno la fine del 2011).

Export tradizionale contro export online: nel 2009 vincono le esportazioni online

Per i motivi sopra esposti, l’export attraverso e-commerce italiani permette alle aziende che offrono un sito multilingua di incrementare enormemente le entrate, in particolar modo per quei settore del “Made in  Italy” che da sempre ci contraddistinguono.

Dal 2007 al 2009 le esportazioni tradizionali hanno subito un calo percentuale costante di circa il 15% annuo. Nello stesso periodo le esportazioni online sono rimaste costanti, ed in aumento in questo ultimo periodo: se l’andamento rispetterà le previsioni, a fine anno si registrerà un incremento del 9% dell’export online rispetto al 2008.


Quali sono i settori trainanti dell’export nel commercio online italiano?

Come scritto sopra, i settori di vendita online maggiormente apprezzati all’estero sono quelli che offrono alcune delle cose che ci contraddistinguono: il turismo e la moda. Infatti le vendite online all’estero registrano circa il 60% proprio nel settore del turismo, mentre il 20% nell settore dell’abbigliamento ed accessori.

Ad oggi, come ci illustra il grafico, oltre la metà dei siti che offrono prodotti o servizi online, sono legati al turismo. Fanno seguito gli e-commerce di informatica ed elettronica (settore tra i primi a nascere), assicurazioni, abbigliamento, editoria, musica ed alimenti.


Variazioni delle vendite online in Italia nel 2009 rispetto al 2008

Proprio in conferma dei dati esposti, nei quali si indica l’abbigliamento come settore in fortissima crescita, ha aperto ieri il nuovo e-commerce di Giorgio Armani.

Emerge da quest’anno anche il commercio online dei vini italiani, che non mancherà di essere apprezzato all’estero. Abbigliamento ed alimentari sono settori con poca concorrenza in quanto a negozi online, ricoprono solo il 7% degli e-shop italiano: ciò nonostante le vendite di questi due settori sono in forte crescita, registrando una stima di + 51% rispetto al 2008. Al contrario notiamo che il settore più diffuso, il turismo, è in calo, anche se di solo il 3%. Questo però non deve destare preoccupazione per i singoli operatori turistici, in quanto quello del turismo online è un settore attivo da molti anni, e comunque unico, non “attaccabile” con facilità dalla concorrenza (se cerco un bed & breakfast a Siena, i concorrenti del resto d’Italia non saranno di certo un problema). La concorrenza che può esistere in questo settore è riscontrabile nelle prenotazioni di viaggi o voli.


Fatturato e-commerce in tendenza crescente nel 2009

Dall’analisi effetuata dal Politecnico di Milano risulta che oltre il 60% delle attività di vendita online presenta un bilancio in aumento, dei quali i due terzi oltre il 20% rispetto al 2008. Solo il 20% deglle attività registrano un calo, quasi sempre marginale.

In conclusione, probabilmente è prorpio il 2010 il momento migliore per aprire un nuovo e-commerce o per intraprendere investimenti di web marketing su un sito già presente, in virtù dei dati sopra citati e del costante incremento degli utenti nazionali ed esteri verso l’acquisto online, senza contate l’intenzione dei governi di tutta Europa di fornire banda larga a tutti i cittadini entro pochissimi anni, come diritto pubblico.


NOTA 1: Se hai trovato utile ed interessante questo articolo aiutami a diffonderlo in rete! Usa i pulsanti sottostanti per condividerlo su Facebook, Twitter o altri Social Network!
NOTA 2: Se hai un e-commerce o se sviluppi siti web, sicuramente hai trovato di aiuto i consigli e le strategie elencate in questo articolo. Considera l’idea di contattarmi per una consulenza di web marketing al fine di valorizzare al massimo il tuo sito ed ottenere il successo di cui hai bisogno!

Marco Pedota – Web administrator & SEO specialist

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set 30 2009

Come si articola il procedimento di Product Placement?

Una spiegazione del processo di Product placement con analisi di mercato di questo strumento di marketing

Category: Forse non sapete...FabioBalista @ 22:54

Nel precedente articolo Cos’è il Product Placement? ho introdotto il concetto di Product Placement. Oggi dettaglierò tale procedimento integrandolo con qualche dato statistico.

Sono sostanzialmente 3 gli elementi fondamentali che caratterizzano una operazione di Product Placement:

  1. l’obiettivo
  2. il contesto di inserimento
  3. l’aspetto oneroso

Sono 3 anche i soggetti che vengono ad essere coinvolti nel processo di elaborazione:

  1. l’impresa di produzione audiovisiva
  2. un’agenzia specializzata nel campo del product placement
  3. una impresa inserzionista

Generalmente sono due gli “iter” che le agenzie adottano per instaurare il loro rapporto con i produttori e le imprese:

Iter A:

  • l’impresa di produzione audiovisiva contatta l’agenzia
  • l’agenzia procede alla lettura della sceneggiatura e alla possibile individuazione dei prodotti
  • quindi stabilisce un contatto con le aziende
  • infine si occupa del posizionamento del prodotto

Iter B:

  • l’impresa inserzionista contatta l’agenzia
  • insieme procedono ad un briefing sul prodotto
  • si procede all’individuazione del film (o veicolo simile) più idoneo al progetto
  • si applica un post-lavoro sulla sceneggiatura per poter inserire in maniera “naturale”, evitando quindi forzature, il prodotto all’interno del contesto

Il Product Placement attiva un processo ricettivo-attivo, come potete osservare nella seguente figura:


Ora ecco qualche dato statistico rilevante.
Nei grafici sottostante si evidenziano i paesi leader negli investimenti in paid product placement:



P.S. Nella Legge Comunitaria ecco le nuove regole riguardanti il P.P.

Product placement: la legge comunitaria delega il Governo all’attuazione della direttiva 2007/65/CE, che ha modificato la direttiva 89/552/CE sui servizi di media audiovisivi. In particolare, il nuovo articolo 3 octies della direttiva consente agli Stati membri di ammettere il product placement nel rispetto di precise condizioni. L’inserimento di prodotti è sempre vietato nei programmi per bambini, ed è ammesso solo o a titolo gratuito (anche sotto forma di aiuti alla produzione o premi) oppure a pagamento solo nei film per il cinema e le tv, nelle fiction, nelle serie tv, nei programmi sportivi e nei programmi di intrattenimento leggero.
Inoltre, l’inserimento dei prodotti non deve compromettere l’autonomia editoriale e di programmazione delle reti televisive; le trasmissioni non devono incoraggiare direttamente l’acquisto dei prodotti inseriti e non devono dare indebito rilievo ai prodotti in questione; i telespettatori devono essere chiaramente informati dell’inserimento prodotti all’inizio e alla fine della trasmissione e dopo le interruzioni pubblicitarie. Non possono essere inseriti prodotti a base di tabacco o medicinali per i quali è obbligatoria la prescrizione medica. Tutte queste prescrizioni, che si applicheranno solo ai programmi prodotti dopo il 19 dicembre 2009, verranno recepite dal decreto legislativo di attuazione della direttiva previsto dall’articolo 26 del testo approvato dalla Camera, con apposite modifiche al testo unico della radiotelevisione. La norma, inoltre, estende alla violazione di questi divieti le sanzioni previste dallo stesso testo unico per i divieti in materia di pubblicità, sponsorizzazioni e televendite. Aaltre novità contenute nella direttiva 2007/65/CE, alle quali il decreto legislativo delegato previsto nella legge darà attuazione, sono reperibili nella pagina della Direttiva “Servizi di media audiovisivi senza frontiere”.
<Medialaw – portale di diritto della comunicazione>

Un saluto e vi aspetto per il prossimo articolo di “Forse non sapete…”

Fabio Balista – Marketing Manager @ Artistiko

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set 10 2009

Pubblicità su Social Network: investire e comunicare attraverso i New Media

Ecco uno dei punti di partenza per arginare la crisi

Category: Web marketingFabioBalista @ 22:52

In apertura dell’articolo vorrei introdurre brevemente come, negli ultimi anni, sia radicalmente mutato l’iter informativo del consumatore nella scelta di un prodotto/servizio (e conseguente acquisto):

  1. 1995-2003 → Io, standard consumer, guardo la pubblicità in televisione e sui giornali, qualche occhiata a manifesti e poster. Sento in giro tra amici e colleghi, poi entro in qualche negozio, osservo i prodotti ed infine, quasi sicuramente, ne acquisto un paio simili per “provare”; i punti chiave su cui si è basata la mia scelta sono: alto valore emotivo della marca, pubblicità televisiva ben realizzata, packaging (confezione/presentazione) del prodotto che colpisce.
  2. 2003-2008 → Le prime informazioni sul prodotto vengono da me recepite come nel punto 1. Poi cerco su internet: navigo attraverso i siti dei brand ed i portali che possono fornirmi una recensione sul prodotto testato. Infine, se la mia ricerca ha esito positivo, mi informo on-line sul punto vendita più vicino a me e vado in negozio ad acquistarlo; i punti chiave su cui si è basata la mia scelta sono: valore della marca, penetrazione on-line del brand, qualità/prezzo del prodotto riversata attraverso la comunicazione in rete.
  3. 2008-2011 → I miei movimenti sono simili a quelli descritti nel punto 2, però non mi accontento: allora cerco su blog, forum e social network, ambienti dinamici di discussione, e mi informo sul prodotto, sull’azienda che vi è alle spalle, sulla durata, sull’affidabilità, sulle eventuali modalità di utilizzo. In pochissimo tempo sono in possesso di un volume di informazioni tale che il mio eventuale acquisto si rivelerà come da aspettativa al 99,99% !! Probabilmente acquisterò on-line e sarò sicuro di aver deciso per un prodotto affidabile, da un produttore affidabile ad un ottimo rapporto di qualità/prezzo.

Ma qual’è il punto chiave che ha determinato ed influenzato in maniera significativa la mia scelta?

Voi! Il “popolo della rete” che, attraverso il suo crescente dinamismo e la sua partecipazione costante, determina nel processo decisionale il mio acquisto finale.

La storia (economica) ci insegna che nei momenti di crisi le aziende attuano strategie conservative di “safe side positioning” operando investimenti già adottati internamente e, di conseguenza, evitando canali di sperimentazione.

Anche grazie ad internet (unico media channel ad incrementare il proprio trend: vedi immagine a lato) il mondo dei social network rimane la sola eccezione: infatti i marketing manager di numerose aziende, interfacciandosi con agenzie di comunicazione, stanno destinando risorse ed investimenti (in costante aumento) verso il mondo delle community. I social network (Facebook al comando) rappresentano una sorta di “pianeta parallelo” potendo vantare ad oggi oltre 260 milioni di utenti, di cui 17 milioni solo in Italia!

Social Network Advertising è perciò attualmente il primo fenomeno in termini di investimento su cui poter creare la spinta necessaria per arginare l’attuale negativa congiuntura economica.



In merito all’articolo di oggi, pongo alla vostra attenzione il favoloso video “Dramatic Shift in Marketing Reality” realizzato dall’agenzia tedesca Scholz & Friends il quale, in pochi minuti ed in maniera totalmente esaustiva, riesce a dare una panoramica cristallina su come il social media marketing, e gli investimenti delle aziende ad esso legati, diventerà una colonna portante sulla quale costruire il web marketing e la comunicazione di ogni singolo brand.

Tornate presto a trovarci!

Fabio Balista – Marketing Manager @ Artistiko

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ago 12 2009

Cos’è il Product Placement?

Come la vecchia

Category: Forse non sapete...FabioBalista @ 22:45

Il Product Placement è una forma di comunicazione commerciale che consiste nell’inserire o nel fare riferimento a un prodotto (a un servizio o a un marchio) all’interno di un contenuto narrativo già precedentemente costituito ed architettato, quale può essere ad esempio un film cinematografico, un programma di intrattenimento televisivo, un videogioco, ecc.., riuscendo ad integrarsi e addirittura ad interagire con esso.

Tale inserimento avviene  (di norma) dietro pagamento di un corrispettivo da parte dell’azienda che viene ad essere pubblicizzata.

I tempi in cui venivano sfruttati tali canali per promuovere “oculatamente ed occultamente” stanno finendo, ora infatti, anche attraverso decreti emanati verso tale proposito (ad esempio in Italia il Decreto Urbani) si è venuti ad ottenere un canale legale e ben strutturato in termini di metodi e limitazioni legali denominato Product Placement.

La pubblicità indiretta generata dal Product Placement può inoltre essere utilizzata in diverse forme e varianti, come possiamo direttamente leggere citando la fonte Wikipedia:

Il product placement può essere attuato attraverso diverse tipologie:

- Visuale (screen placement): si posiziona il marchio in primo piano rendendolo ben riconoscibile da parte dello spettatore … … bastano poche inquadrature affinché il ricordo rimanga impresso nella sua mente… se posizionato sullo sfondo occorrerà aumentare la durata e il numero di inquadrature affinché si possa ottenere lo stesso effetto di cui sopra…

- Verbale (script placement): … il marchio viene richiamato dai protagonisti del prodotto audiovisivo e cattura l’attenzione dello spettatore… … il brand viene affiancato alla reputazione del protagonista che lo cita. Questa forma di product placement è meno frequente rispetto a quella visuale, ma l’effetto che provoca è senz’altro più incisivo, in particolar modo se inserito correttamente nel contesto del film…

- Integrato (plot placement): … è la forma di product placement più potente e coerente con la sua natura… si differenzia dalla pubblicità infatti un inserimento nato da una collaborazione tra azienda e produzione … tale da integrarlo adeguatamente all’interno della trama… … il prodotto si integra all’interno del film diventando parte della trama se non addirittura il protagonista principale… in alcuni casi come Gran Torino, Il diavolo veste Prada, Indian, si riesce a posizionare il brand nel titolo del film (name placement).

Nel prossimo articolo vedremo nel dettaglio come si articola un procedimento di Product Placement e anche qualche dato statistico del fenomeno.

Fabio Balista – Marketing Manager @ Artistiko

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ago 06 2009

Mercato degli acquisti on-line in crescita

In Italia più fiducia verso il commercio elettronico: ecco i motivi

Category: Web marketingFabioBalista @ 22:42

In merito all’articolo “Misure anti-crisi: ecco l’e-commerce“, oggi vorrei brevemente spiegare i motivi per cui finalmente anche in Italia il mercato degli acquisti on-line registra una forte crescita.

La rete si sta trasformando da “calderone informativo” a valido strumento commerciale, strumento attraverso il quale le aziende possono rivolgersi rapidamente ad un bacino di utenza “senza limiti“.

L’e-commerce progredisce esponenzialmente: la performance dei portali di vendita on-line, attraverso l’uso di nuove tecniche di web-marketing, associate a strutture e layout sempre più intuitive, ha progressivamente incrementato la domanda (utenti internet).

I punti di forza del commercio elettronico risultano quindi essere molteplici:

  1. prezzi più competitivi rispetto alla tradizionale vendita in negozio: ciò a causa dei costi di gestione contenuti, in termini di personale, locali e investimenti pubblicitari;
  2. 24 ore su 24, 7 giorni su 7, il negozio virtuale non chiude mai rimanendo accessibile a qualsiasi utente senza limitazioni orarie;
  3. comodo, facile, veloce: scegli la merce da casa, la acquisti da casa, paghi da casa e ricevi ciò che hai ordinato direttamente a casa! … e tutto questo con pochi semplici ed intuitivi passaggi;
  4. la fiducia ha sempre rappresentato il vero ostacolo al boom che il potenziale racchiuso nel sistema di commercio elettronico potrebbe sprigionare, ma l’attuale trend è incedibilmente confortante: grazie all’uso di linee più sicure e di siti di vendita on-line sempre più trasparenti ed affidabili, l’italiano che naviga in rete riesce a fidelizzarsi verso il “negozio virtuale” (in termini di visite ed acquisti) garantendo al gestore feedback positivi già in pochi mesi.

Chissà quindi che la ripresa economica non possa partire proprio dal mercato generato attraverso il commercio elettronico.

Noi ci auguriamo che sia così.

Fabio Balista – Marketing Manager @ Artistiko

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ago 03 2009

Misure anti-crisi: ecco l’e-commerce

Sconfiggere la crisi ripartendo dalla vendita on-line

Category: Web marketingFabioBalista @ 22:31

Una crisi profonda che ha colpito ogni settore del mercato nazionale ed internazionale.
Ma non quello “virtuale”.

Infatti, mentre nel 2008 (dati alla mano) una sorta di mercatocidio ha portato alla chiusura di un’attività ogni 10 minuti circa, nella dolce isola felice della rete tutto ha continuato a camminare in maniera costante, se non addirittura negli ultimi tempi, a marciare con passi decisamente più rapidi.

Gli ultimi dati confermano che le aziende che “tendono” ad affacciarsi sul web offrendo servizi di vendita on-line sono in forte incremento, e nel primo trimestre del 2009 hanno registrato una crescita del 48%.

Ecco alcune delle più importanti realtà del commercio elettronico:

Mauro Zerbini, amministratore delegato di Ibs.it, la più importante libreria online italiana spiega che “La crescita media degli ordini da inizio anno è +35% sullo stesso periodo dell’anno precedente. E in gennaio abbiamo stabilito il nuovo record con 2.893.000 visitatori unici”.
Da Bow.it forte entusiasmo: da inizio gennaio il ritmo di crescita è costantemente del 30%.
Vente-privee.com commenta: “Il 2009 è iniziato alla grande e abbiamo già superato gli obiettivi di gennaio che ci eravamo prefissati per l’Italia”.

Questi sono dati confortanti sotto diversi punti di vista: da un lato gli imprenditori sono ormai consapevoli che il web non è “mercato di nicchia“, non è “area per pochi“, ma è un fenomeno di massa sviluppato, recepito e conosciuto, sfruttato quotidianamente da circa l’80% della popolazione con età compresa tra 15 e 50 anni; dall’altro, vi sono appunto gli utenti che superate le prime barriere di diffidenza (lo sappiamo, siamo un popolo di testoni conservatori troppo spaventati da ogni singolo cambiamento) stanno cominciando a “fidarsi” di acquistare on-line e vengono ripagati da ogni tipo di beneficio e comodità che tale acquisto si porta dietro.

Ecco quindi il vero strumento anti-crisi: l’e-commerce.

Fabio Balista – Marketing Manager @ Artistiko

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